• Max Giorgi

Marche, Cultura e Territorio: come promuoverli?

Una regione che non sa valorizzarsi, perennemente all’anno Zero. Una terra che sarebbe al pari di mete come Toscana e Sardegna, ma che non lo dice e soffre di una cronica “Sindrome di Edmond Dantes”: non ci resta che confidare in Roberto Mancini...



Questa è una riflessione che nasce durante il lavoro di costruzione del progetto “Le Belle Marche”, ma è solo l’ultima di una serie di pensieri sul come le Marche e i marchigiani non sappiano – o non vogliano – reclamizzare i luoghi, le eccellenze, il proprio lavoro.


Nel preparare contenuti per Le Belle Marche abbiamo dovuto fare ricerche e alcune sono state - più che ardue - impossibili: nel cercare immagini per il gustoso “Serpe de Staffolo” ho dovuto constatare che non ne esiste foto in tutto il web (e la descrizione migliore era in un blog in lingua inglese), di certi marchigiani famosi non esiste nemmeno una pagina Wiki, di altri che hanno realmente cambiato la storia del Pianeta si trovano forse 4 righe nei siti del loro paese (mentre all’estero gli si intitolano strade e contee, vedi Costantino Beltrami, scopritore delle sorgenti del Mississippi) o li si ricorda per bagatelle e non per quel che hanno fatto di importante (Giorgio Umani, inventore dei “preparati Ummo”, che tutti abbiamo in casa qualcosa con questo materiale).


E che mio padre non ha mai sentito nominare la beccùta, una delizia per il palato! E mia nonna era di S. Maria Nuova...


Il marchigiano pensa che la qualità si venda da sola e ritiene che sia quasi da sfacciati dire che si è fatto un buon lavoro, che si vive in un posto più bello di altri o che si produce un vino migliore di tanti. Il Verdicchio, ad esempio, tenta con tutte le sue forze di smentire il marchigiano: un bianco che si afferma sui mercati internazionali nonostante la scarsa promozione, vince premi costantemente, ha intrinseche qualità indiscutibili, viene mediamente venduto a prezzi molto inferiori rispetto a vini di altre regioni, anche a minor tradizione enologica, che hanno prodotti che fino a 10 anni fa erano considerati poco più che vino da taglio.


Ma se alziamo i prezzi, dopo non lo comprano”, è la risposta che testimonia di quanto si sia distanti dal concetto di marketing.


Marketing, comunicazione, promozione. Tutti termini che qui vengono ancora riassunti con un’unica parola: “pubblicità” (quella che le nonne qui chiamavano “la propaganda”…).

Questa forma mentis indica quanto si è ancora distanti dalla moderna idea della promozione territoriale.


Spot con Dustin Hoffman mandati ad orari indecenti e aziende che spendono male per clip dall’interpretazione goffa non hanno mai aiutato, mostrano semmai la mancanza di una capacità di programmazione. Confidiamo nel futuro con Roberto Mancini…


Programmazione e promozione che non è unitaria: ognuno agisce in solitaria, con risultati altalenanti, a volte contraddittori, senza un messaggio di sottolivello identificabile.


Mancanza di unità (e lo sappiamo: l’unione fa la forza…), che nelle Marche si traduce in frammentazione di tutto, come tanti sono i dialetti parlati nella regione, almeno due in ogni provincia. Si traduce in quel che possiamo chiamare la “Sindrome di Edmond Dantes”, il conte di Montecristo: si parla male del proprio vicino, del concorrente e anche del prodotto, ma non si parla mai bene. Di niente, neanche dei propri pregi.


Non si promuove, non si fa squadra, si tiene in auge il particulare del Guicciardini: se si produce vino, si dirà che il vino del vicino è peggio, quasi una ciofeca, anche se il terreno è confinante e le caratteristiche sono identiche.


In altre regioni, con più occhio per la mutua prosperità e il conseguente bene per tutti, il produttore di Barolo non dirà mai che il Barbera è peggiore, né che lo è il Barolo del suo concorrente: dirà che il Barbera del suo vicino è eccellente, solo che il proprio è migliore. Ottimismo, positività, pro-muovere!


Confidiamo nello spot con Roberto Mancini: fosse l’inizio di un nuovo modo di pensare...






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