• Max Giorgi

4o anni di Cantamaggio a Morro d'Alba

Tradizione ininterrotta, l’edizione 2022 si rinnova: ne parliamo con l'artefice principale, Gastone Pietrucci.

Quest’anno Morro d’Alba festeggia un compleanno importante, quello di una delle sue manifestazioni più rilevanti, di sicuro la più longeva e caratterizzante.





La tradizione del Cantamaggio affonda le radici nei riti pagani di buon auspicio per la buona stagione che arriva, augurando fertilità e benessere per le persone e la campagna.

Il canto rituale di questua del maggio, storicamente celebrato in maniera spontanea casa per casa, nella notte del 30 aprile, dopo la fine della mezzadria rischiava di perdersi; quindi nel 1982 l’allora amministrazione Fava con l’aiuto del Centro di Tradizioni Popolari di Gastone Pietrucci, impegnato nel recupero delle tradizioni orali del nostro territorio (e al quale si deve anche la ripresa di altre usanze importanti della vita contadina, come la Pasquella, la Passione e lo Scacciamarzo), si mise a lavoro per riproporla quanto più fedelmente possibile ogni terza domenica di quel mese.


E chi, se non Gastone Pietrucci, può raccontarci il quarantennale del Cantamaggio?


“Una data doppiamente importante - esordisce Pietrucci -, perché il Cantamaggio morrese è l’unica, tra le 4 nostre grandi rassegne della tradizione, a non essersi mai interrotta, neanche negli ultimi 2 anni di restrizioni, seppure in forma ridotta. Va ringraziata l’Amministrazione Comunale per lo sforzo fatto in questi due anni, volendo mantenere inalterata, per quanto possibile, la tradizione del Cantamaggio, a renderla una manifestazione sempre più ricca dal punto di vista culturale”.


Tradizionalmente una quattro giorni a partire dal 13 maggio,

”questa volta - prosegue Pietrucci - il rito dell’Albero del Maggio, solitamente appannaggio dei bambini morresi, vedrà prender parte anche gli ospiti della RSA. Se quest’anno sarà in un certo senso un anno di rinascita, sembra giusto che vi prendano parte le due età che simboleggiano il ciclo della vita”.


L’albero di Maggio a Morro è una “tradizione della tradizione”, per dirla con le parole dello stesso Gastone: “Devo riconoscere che a Morro d’Alba il rogo dell’Albero di Maggio e tutto il suo contorno è una tradizione che ha attecchito e si è radicata nella sua declinazione morrese, nonostante sia un’usanza relativamente recente a cui demmo vita circa 20 anni fa. Il Cantamaggio è un canto pagano, nelle nostre terre, da secoli, il modo delle famiglie contadine di augurare benessere e fertilità per la stagione dei raccolti. È bello far conoscere e preservare questa tradizione che a Morro è diventata anche, e forse soprattutto, una tradizione dei bambini, un canto di gioia, del voler star bene. Molti morresi andati a vivere anche in altre regioni, ma che da bambini erano stati dei Maggianti, tornano appositamente a Morro per il Cantamaggio. Dà la misura di quanto sia sentita questa celebrazione a Morro d’Alba. Sarei curioso di vedere, tra 100 anni, come apparirà il Cantamaggio morrese agli occhi di uno storico del futuro, come e quanto sarà una tradizione ancora radicata nel cuore di questo paese”.


Il Cantamaggio 2022 si svolge dalla mattina, quando i gruppi di cantori si ritrovano in piazza per poi dividersi per le vie del paese e portare in ogni casa il Canto del Maggio. Nei testi, oltre alle parole di buon augurio, l’immancabile invito ad offrire cibi e bevande destinati al pranzo comunitario dei Maggianti e “ripagato” col consueto saltarello finale a cui tutti sono invitati a partecipare.

Il pranzo, naturalmente, non è più l’evento spontaneo della tradizione contadina dove si condividevano i “proventi” della questua, viene oggi organizzato dalla Pro Loco Promorro ma ha mantenuto il suo spirito comunitario e di festa collettiva, con canti e balli che accompagnano per tutta la sua durata gli ottimi piatti preparati dai volontari.


Non si può parlare di Cantamaggio senza citare l’altro caposaldo della sua tradizione: l’Albero del Maggio. L’usanza, ancora viva in diverse zone della provincia, prevedeva che venisse tagliato “clandestinamente” in un paese o in una contrada vicini, sempre l’ultima notte del mese di aprile, addobbato e piantato in piazza come simbolo di fecondità, dove veniva presidiato (per evitare che gli abitanti del luogo in cui era stato sottratto, come spesso accadeva, lo “rubassero” a loro volta) fino al momento del rogo il 31 del mese.


Questa tradizione è stata rideclinata nel maggio morrese, facendo decorare la pianta dai bambini della scuola dell’infanzia con fiocchi e nastri il venerdì prima dell’evento. Sono gli stessi alunni, seguiti dalle insegnanti, a cantare i canti popolari che accompagnano l’addobbo, facendo sì che la cultura folcloristica venga conosciuta anche dai più piccoli, che saranno i maggianti di domani. Nel pomeriggio della domenica l’Albero viene portato in una processione laica accompagnata da canti e balli intorno alle mura del paese e “piantato” come da tradizione nella piazza principale dove rimarrà fino al giorno del rogo, che chiude il mese e le festività del Maggio. Anche questo ultimo rito, liberatorio e festoso, è propedeutico alla fertilità e al benessere per la bella stagione.


Abbiamo purtroppo vissuto due anni difficili, caratterizzati dalla pandemia e dall’impossibilità di celebrare al meglio questo evento così importante per la nostra comunità. L’auspicio è che questo possa essere l’anno della rinascita e la certezza è che, grazie al decennale lavoro e passione di chi ha tenuto viva questa che è una delle nostre più autentiche tradizioni, il Cantamaggio avrà ancora lunga vita. I cantori, i ballerini, il paese intero troveranno sempre il modo di festeggiarlo!


Morro d’Alba vi aspetta il 15 maggio, per augurare a questa manifestazione altri cento di questi giorni!



Ilaria Fava / Max Giorgi











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