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Tanta la roba che a Serra si ha

alla papilla usa solleticar:

Che sia cicerchia o fagiol solfino,

agresto, sapa, fico a lonzino...

SENIGALLIA

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Serra de' Conti
la storia

Il centro storico di Serra de’ Conti è uno degli impianti urbanistici meglio preservati della provincia d’Ancona. Il perimetro murato, nella sua forma di fuso allungato, è per gran parte integro, in laterizio, con i dieci torrioni poligonali e una porta fortificata.

La prima menzione esplicita del castello e del comune (Serra Comitis) appare solo nel 1244, ma la presenza di un primo nucleo abitativo fortificato risale al periodo tra XII-XIII secolo,  a conclusione  di una lunga fase di colonizzazione della valle del Misa iniziata nel sec. XII.

Il castello è amministrato inizialmente da conti di nomina imperiale;  l’Associazione Comunale si costituì verso il 1230. Un dato interessante è la preesistenza sul territorio di una antica pieve affidata ai monaci benedettini di S. Croce di Sassoferrato, il cui territorio di competenza viene a coincidere con i nuovi confini comunali. L’organizzazione ecclesiastica favorisce pertanto in origine l’aggregazione dei proprietari terrieri e dei coloni nell’istituzione laica del comune, finalizzata all’autogoverno.

Il periodo comunale (sec. XIII – XIV) rappresenta il momento di maggior sviluppo economico e demografico. Tra il 1280 e il 1350 l’insediamento assume una forma più articolata, interessando il versante ovest della collina.  In questo periodo si costruiscono diversi edifici di interesse pubblico tra cui la Chiesa di San Michele, il monastero di San Francesco e il primo edificio monastico femminile di S. Maria Maddalena.

Nel 1248 viene stipulato un atto di alleanza-soggezione con la città di Jesi che esercitava in questo periodo l'egemonia sul territorio circostante, ed era di parte ghibellina; il territorio era tuttavia rivendicato dalla Santa Sede che nel corso del XIV mise in opera la riconquista della Marca Anconitana con il cardinale Egidio Albornoz. Questo periodo, così instabile, si concluse con l’avvento delle signorie.

Dapprima furono i Chiavelli, signori di Fabriano e Rocca Contrada, ai quali succedettero i conti Buscareto di Senigallia e  nel 1376 fu la volta degli Atti di Sassoferrato, che ottennero anche il riconoscimento di vicari pontifici.

La grave crisi demografica ed economica seguita alla peste del 1348 portò ad un arresto nel processo di espansione urbanistica fino alla fine del secolo.

L’attività edilizia riprenderà solo nel XV secolo con significativi interventi di restauro su alcuni edifici tra cui la Chiesa di San  Michele e opere di ampliamento e di rafforzamento della cinta muraria, che sono da connettere alla generale ripresa demografica di quegli anni, ma anche al ruolo di rilievo svolto dal castello nel periodo delle signorie dei Malatesta (1406-1430) e successivamente degli Sforza (1433-1443).

 

Nel corso del XVI secolo emerge un ristretto ceto di proprietari terrieri che daranno forte impulso all’edilizia pubblica e privata con l’edificazione di numerosi palazzi e di complessi monastici, delineando il definitivo assetto urbanistico di Serra de' Conti, che subirà pochissime variazioni sino alla fine dell'800.

Gemellaggi: Knutange (Francia), Frigento(AV)

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Beato Gherardo

Eventi

Nottenera

Fine Agosto

Per un’intera notte si spegne la pubblica illuminazione del centro storico e prende corpo un susseguirsi di performance 

teatrali, installazioni visive e sonore, cinema d’animazione, mostre, workshop, musica e molto altro; il buio diventa elemento di scoperta e incontro con i linguaggi creativi contemporanei.

Nel 2012 nasce Nottenera Junior come specifico progetto educativo rivolto ai bambini delle scuole dell’infanzia e della primaria. Si sviluppa di anno in anno attorno ad un tema differente, coinvolgendo tutte le Scuole di Serra de’ Conti e non solo. L’esito finale è un mini festival che si svolge tra maggio e giugno.

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Luoghi da visitare

> Museo delle Arti Monastiche

“Le Stanze del Tempo sospeso”

Museo unico nel suo genere che  raccoglie, in ambienti di grande suggestione, i reperti di cultura materiale appartenuti al vicino Monastero di S. Maria Maddalena. Ceramiche, utensili da cucina, contenitori in vetro per la spezieria, ma anche ricami, pizzi al tombolo e disegni ornamentali per paramenti sacri, sono sopravvissuti alle alterne vicende del monastero, conservando, a volte, quel particolare aspetto d’infinitezza che li caratterizza. Il percorso espositivo è caratterizzato dal contatto diretto con gli oggetti presentati ed integrato da un allestimento di tipo interattivo e multimediale. Particolarmente coinvolgente è il percorso teatrale audioguidato grazie al quale il visitatore, accompagnato dalle voci registrate di alcune attrici, diventa protagonista di un immaginario viaggio nelle stanze del tempo sospeso. Attraverso il racconto di piccoli avvenimenti quotidiani, si ripercorrono le tappe fondamentali della storia del monastero, in un periodo compreso tra il secolo XVI ed il secolo XX, con l'aiuto di oggetti originali, che potranno essere toccati e osservati da vicino. Il percorso teatrale è individuale e permette un’esperienza non solo conoscitiva, ma anche emotiva che avvicina alla realtà spesso insondabile della clausura. 

> Chiesa di Santa Maria Maddalena

Piccola chiesa barocca inglobata nel più ampio complesso monastico omonimo, decorata da interessanti arredi lignei di elevata qualità che distinguono l’ambiente signorile del monastero.

La volta è ornata al centro da un affresco (sec. XVIII) raffigurante S. Maria Maddalena e gli altari sono decorati da tele seicentesche: una Madonna della Cintola del pittore fiammingo Ernst De Schaych, una Assunzione della Vergine del ferrarese Clemente Maioli e una Madonna del Carmelo ascrivibile all’ambito della pittura locale. Dietro l'altare principale è visibile l'organo Andrea Gennari del 1827/1828,  tutt'ora funzionante. 

> Monastero di S. Maria Maddalena

(attualmente chiuso, non visitabile eccetto la chiesa) L'attuale complesso monastico risale alla seconda metà del '500. Nel 2011 il monastero è stato chiuso, ma la consapevolezza del suo valore storico e religioso continua ad essere molto viva a Serra de’ Conti.

Le clarisse hanno animato per secoli la vita spirituale e culturale del paese, rappresentando un punto di riferimento importante. Con grande consapevolezza storica hanno saputo conservare molti reperti del loro passato e il loro patrimonio mobiliare. Una parte di questi oggetti, sapientemente conservati dalle monache, è confluita nelle stanze del Museo delle Arti Monastiche.

> Chiostro di San Francesco

Faceva parte del trecentesco convento omonimo dei Minori Francescani Conventuali, soppresso in seguito all’Unità d’Italia e oggi sede del Municipio. La piazza antistante ospitava la chiesa di San Francesco, abbattuta nel 1871, di cui resta solo una traccia di affresco  nel terzo arco del loggiato: probabilmente una Natività di Gesù, di fine ‘400 , dipinta da Dionisio Nardini.

> Gli affreschi della Sala Consiliare di Bruno d'Arcevia

Serie di allegorie (dipinte su tipici sfondi serrani : il monastero, l’antica fornace, la chiesa di San Fortunato  e l’inizio di Corso Roma). Gli ambienti sono impreziositi anche da  alcune opere dei maestri Cagli, Guttuso, Vespignani e Maccari, donate al Comune.

> Meccanismo Orologio della Torre civica

(1929) Esposto al piano terra del comunale e visibile anche dall'esterno, restaurato e  tuttora funzionante.

> Chiesa di Santa Croce 

Istituita nella seconda metà del XVI sec., a navata unica e piccola cripta. Sulla parete centrale un affresco dedicato alla Leggenda della Vera Croce e attribuito a Giovanni Battista Lombardelli, pittore nativo di Ostra Vetere. Sulla parete destra è collocato un gruppo di affreschi attribuito a Pier Paolo Agabiti: Il pannello centrale raffigura una Madonna in trono con Bambino e il Beato Gherardo, il pannello di sinistra un leone rampante e l'emblema cinquecentesco del comune, il  pannello di destra una rappresentazione allegorica della Giustizia. Sulla parete sinistra una Deposizione della metà del XVII secolo, che si trovava nella lunetta interna della Porta della Croce, trasferita per motivi di conservazione.

> Chiesa di Santa Maria Abbatissis

Edificata nella prima metà del Duecento. La struttura attuale a tre navate è arricchita da un coro ligneo proveniente dal Monastero di S. Maria Maddalena, da un organo Odoardo Cioccolani del 1866 e dalla presenza di diverse cappelle laterali tra cui la cappella dedicata al patrono Beato Gherardo dove è conservata l’urna con il corpo, l’arca di marmo che ne ospitò i resti e alla quale sono attribuiti poteri miracolosi, e una tavola quattrocentesca raffigurante il Beato.

> Chiesa di San Michele

Edificata nel 1290 dai benedettini camaldolesi dell’Abbazia di S. Maria di Sitria e fortemente rimaneggiata fra il 1442 ed il 1480. La parte inferiore in pietra presenta elementi romanici, mentre la parte superiore in mattoni è il risultato di rifacimenti in stile gotico. L’interno, decorato con affreschi dei secoli XIV e XVI ed una tela del XVIII, è caratterizzato dall’assetto originario a navata unica con presbiterio leggermente rialzato e scandita da tabernacoli di pietra arenaria, da archi spezzati del soffitto e da possenti archi trasversali a sesto acuto.

> Porta della Croce

Eretta nel 1431 sul versante occidentale del paese in sostituzione della precedente Porta di S. Stefano.

Così chiamata per la presenza di una croce di legno, nella sua facciata esterna la Porta della Croce è una significativa testimonianza di architettura militare.

In origine era munita di ponte levatoio e guardata da torrioni. Nel 1648, la lunetta dell’arco interno venne affrescata con una Deposizione di Gesù dalla Croce, oggi trasferita per motivi conservativi nella chiesa di Santa Croce e sostituita con un’opera contemporanea dal medesimo soggetto eseguita dal Maestro Bruno d’ Arcevia.

> Monumento a Salvo D’Acquisto

Dedicato al Brigadiere dei Carabinieri Salvo D'Acquisto, è stato commissionato al M° Bruno d'Arcevia: una statua in bronzo al doppio della dimensione naturale, eseguita con la tecnica di fusione a cera persa

Si trova a Osteria di Serra de' Conti, in Via Mannucci.

> Chiesa San Fortunato

Antica chiesetta rurale, del XIII secolo. Il  portale d’ingresso è sormontato da una decorazione in cotto a motivi fogliacei. All’interno l’altare dedicato a Maria Santissima delle Grazie è circondato da numerosi affreschi eseguiti nella seconda metà del XV secolo da Andrea di Bartolo, detto Andrea da Jesi il Vecchio, e probabilmente da Giovanni Antonio da Pesaro.

> Fornace Hoffmann

Importante esempio di archeologia industriale(sec. XIX) che sorgeal confine con il territorio di Arcevia.

Costruita in una zona ricca di ottima argilla di acqua grazie alla vicinanza del fiume Misa, rimase in funzione dal 1884 al 1971. Di proprietà privata, è stata recentemente interessata da un importante intervento di restauro conservativo.

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Suor Maria Giuseppina

Siamo famosi...

siam tutti qua!

PERSONAGGI FAMOSI
di Serra de' Conti

Suor Maria Giuseppina Benvenuti

1845/46 – 1926) suora di origini sudanesi, oggi venerabile, che fu badessa nel monastero serrano dove visse dal 1894 al 1926. Ricordata affettuosamente con l’appellativo di Moretta per il colore della pelle, Zeinab Alif (questo il suo vero nome) era nata in Sudan e fu rapita, ancora  bambina, da negrieri che la vendettero come schiava. Dopo essere stata riscattata da un sacerdote missionario, giunse in Italia a 10 anni e fu affidata alle monache del Monastero di Belvedere.

Si distinse per una vita interamente spesa per i valori evangelici e la sua santità era riconosciuta sia dalle sue Consorelle che dalla gente del paese. Tra i suoi talenti spiccava anche quello per la musica, che mise a frutto studiando e suonando magistralmente l’organo della Chiesa del monastero.

Nel 1987 è stata avviata la Causa di Canonizzazione. Esempio di santità e simbolo “ante litteram” di accoglienza e unione al di là della provenienza o etnia.

L’Agresto (aceto dolce)

Condimento  tradizionale dei nostri contadini, dolce e aspro insieme, preparato con i piccoli grappoli di uva “gresta”, ovvero non ancora matura al momento della vendemmia. Già conosciuto nell'antica Roma, per secoli ha costituito il condimento base, prima che l’introduzione del pomodoro in cucina agli inizi dell’800 non ne ha fatto dimenticare l’uso.

Solo negli ultimi anni è stato riscoperto per la sua versatilità. Consigliato per condire insalate e verdure in genere, insaporire carni di vario tipo, guarnire una macedonia di fragole e come base per la realizzazione di salse e fondi di cottura.

Fagiolo Solfino

Piccolo, rigonfio e giallo pallido, il fagiolo Solfino è stato reintrodotto nel territorio da poco tempo.

Le sue qualità organolettiche sono molto particolari: buccia finissima, consistenza cremosa, sapore delicato e capacità di reggere alla cottura. Si può gustare a pieno appena lessato, con un filo d'olio ed un pizzico di sale. La difficoltà di produzione (legata soprattutto al terreno che deve essere povero e secco, privo di ristagni d'acqua) è direttamente proporzionale alla qualità ed al sapore del legume.

Olio extra vergine di oliva

L’olio di Serra nasce da olivaggi delle cultivar Frantoio e Leccino, alle quali le varietà locali apportano caratteristiche uniche, come la Raggia, che gli conferisce un fruttato leggermente mandorlato  con una punta di amaro e piccante, o la Rosciola, che spicca per sentori floreali e un leggero fruttato armonico. 

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Tipicità

Cicerchia

Il prodotto tipico di Serra de' Cont è la  Cicerchia: si tratta di una varietà del legume, minuta e spigolosa, con colorazioni che vanno dal grigio al marrone chiaro maculato. Ha una buccia poco coriacea e un gusto meno amaro delle altre varietà di cicerchie.

Nella seconda metà del XX secolo erano rimasti in pochi i contadini di Serra de’ Conti che coltivavano questa saporita varietà , un tempo invece molto diffusa e, insieme agli altri legumi, cardine della cucina contadina. La Cicerchia di Serra de' Conti vanta oggi il riconoscimento di Presidio Slow Food  ed è un prodotto ricercato e di qualità, apprezzato da gastronomi, ristoratori e amici della buona tavola, desiderosi di riscoprire i sapori e i piatti della nostra storia. Ingrediente particolarmente versatile: ottima in zuppe e minestre, ma anche cucinata in purea o servita come contorno dello zampone. Con la farina di cicerchie, inoltre, si preparano maltagliati e pappardelle.

Lonzino di Fico

Un tempo era preparato in ogni casa di campagna marchigiana, in particolare dell'entroterra anconetano, e rispondeva dall'esigenza di conservare per l'inverno l'abbondante raccolto di fichi: questi venivano fatti asciugare al sole, macinati ed impastati con anice, noci e mandorle tritate. L'impasto veniva poi sagomato per ottenere la tipica forma a salame, avvolto in foglie di fico e legato con filo di lana. Oggi Presidio Slow Food; è ottimo abbinato a un formaggio non molle, di media stagionatura e a un calice di vino passito.

Granoturco “Quarantino 12 file”

La varietà di granoturco Quarantino è stata recuperata qualche anno fa nel territorio di Serra de' Conti, e salvata da una quasi certa estinzione, dopo che, a partire dagli anni '60 del secolo scorso, era stata soppiantata dagli ibridi di importazione per la loro maggiore redditività. Il nome deriva dal fatto che intercorrono appunto circa 40 giorni dal momento della semina a quando si forma la spiga.; con la farina di questo granoturco (macinata a pietra a grana fine) si prepara un'ottima polenta che colpisce per la cremosità e la morbidezza dei sapori. È indicata anche per la preparazione di biscotti ed altri prodotti da forno.

Vino di Visciola 

Vino dolce (14°), ottimo come fine pasto o da degustazione, a base di visciole, ovvero piccole ciliegie selvatiche, frutti del Prunus cerasus, molto diffuso nelle nostre campagne. Rappresenta una peculiarità delle Marche e Serra de' Conti è una delle zone classiche di produzione. La metodologia di produzione è completamente artigianale: le visciole, raccolte a mano  nel mese di giugno, vengono messe in damigiane di vetro con lo zucchero ed esposte al sole a fermentare per circa 50 giorni. Una volta completata la fermentazione, il frutto viene aggiunto al mosto di vino rosso per una seconda fermentazione; il prodotto viene lasciato poi ad affinare per alcuni mesi ed è pronto per essere gustato.

Verdicchio dei Castelli di Jesi

Serra de’ Conti ricade interamente nell’areale previsto dal disciplinare e vanta nel suo territorio alcune eccellenti cantine.

La Sapa

Prodotto denso, dal sapore fruttato dolce e acido.

Si preparava nelle case in occasione della vendemmia, scegliendo uva ben matura. Si filtra il mosto fiore e si fa bollire per quindici ore circa, si lascia raffreddare e depositare e il giorno seguente si imbottiglia. Da quattro litri di mosto si ottiene un litro di nettare d'uva. Un tempo si utilizzava nei dolci di Natale e Carnevale, per impastare ciambelle, per degustare formaggi freschi e stagionati, come condimento per polenta ed oggi anche sulle carni e verdure. D'estate, unita all'acqua fresca di pozzo, contribuiva ad una bibita semplice, gustosa e corroborante. 

La Cicerchia

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Road Map

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Pro loco Serra De' Conti

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